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martedì 4 dicembre 2012

ROBA DI AMILCARE - Vai in una trattoria e...


Perché può anche essere così.
Vivi una vita in mezzo al benessere (-esperienza personale, ovviamente-).

Viaggi, case in montagna, cenette in ristoranti bellissimi di tutti i tipi: moderni, alternativi, eleganti, originali.
E stai bene. Ridi, vivi, scherzi, giochi, stai ore al telefono con la tua amica.

Poi arriva questo lui.
Che ti porta in una via di Milano; una strada che ormai è una Casba. Sembra di essere in Arabia.
Sono tutti scuri. Ma tutti!
E ti porta in un ristorante, che spicca fra un’infilata di Kebab e negozi di cineserie. Ma spicca proprio. Un atollo in mezzo al mare.
Una trattoria milanese tipica tipica.
Dove entri e tutto cambia.
Sparisce la Milano Araba.

Vedi subito tavolini con quella classica tovaglia a quadretti. E il bancone del bar di alluminio. Dove c’è credo sempre uno che sbevazza il suo bicer de vin.
E il resto alla tua destra è tutto apparecchiato. Ma non è il semplice fasullo. E’ il semplice, perché è semplice. Non studiato. Perché forse “si fa così”.
Non ci sono le tovagliette di carta da macellaio. Perché il poco raffinato deve fare chic.
E’ così e basta.
E c’è anche un dietro. Un’altra stanza. Uguale a quella davanti.
E’ la Trattoria Amilcare. E Amilcare è seduto in uno dei tavolini.
Poi c’è una lei che ci sa fare coi clienti, un lui che cucina e un lui al già citato bancone.
Che logicamente è tutta una famiglia.
I kebabiani, quelli là fuori, qui non entrano.
Vedi solo italiani. Che è bello ogni tanto stare tra di noi. (Nessun razzismo che sia chiaro!)
E mangi la cotoletta alla milanese, il bollito, le verdurine fresche, la pasta al pomodoro, le patate bollite col prezzemolo. I pomodori con la cipolla.

“Sai Anna, una volta di ristoranti così ce n’erano a ogni angolo”
- Ops, Per me è la prima volta – Almeno: a Milano – Almeno: da tempo.  -
“La bellezza di questo posto sta proprio nello spiccare in mezzo al cambiamento di una città, piena di stranieri (in questo caso) o di ristoranti alla moda. Sta nell’essere rimasto rappresentante di un ricordo.
In quel ricordo dove c’era spontaneità.
Sai, vorrei portarci anche il mio amico Pinco Pallo e Bingo e Bango. Questo posto è istruttivo. Ti fa capire che… Ti fa capire che…”
Insomma ti fa capire quello che c’è da capire.
Non è per tutti. Non credo che tutti possano comprenderlo. E’ per quelli che ne “hanno bisogno”.
E io, dopo anni di scarpe lucide, di abiti modaioli, di discorsi leggeri, di parrucchieri di grido e di lustrini e lustretti, rimango basita. Affascinata. Questa ricerca estenuante del “vero” di questo lui, mi rilassa. E’ la ricerca, la scelta che mi piace. Non l’obbligo, non perché il diversamente non si può fare.
E’ come se fossi uscita da un film. Dove non ho più bisogno di recitare. Dove posso essere me stessa.

Ah, e altro piccolo particolare: in tre qui la spesa è 29 euro. Ma non a testa. In totale.
30 con la mancia.

Amilcare. La trattoria…

mercoledì 22 febbraio 2012

LE VOSTRE VOCI, AMICI MIEI



La casa si è chiusa.
Ma anche la luce. Era tenue ormai. Si vedeva poco e ogni tanto.
C'era ancora qualche voce. Ehm... beh... qualche vocina...
Qualche squillo di telefono. Ops...Squillini...

Anche la casa parlava storta. Con quelle mattonelle del giardino tutte squinternate.

Con le piante troppo alte. Cavolo....da potare. Alcune morte o cadute. I sentieri... inesistenti ormai.
Pezzi di intonaco dappertutto.
Insomma. Un tonfo dopo l'altro...
Luci che saltavano.
Allagamenti improvvisi.
Perdite di gas... Aiutoooo.



Però però però.
La tua casina sbilenca c'era.
Ce l'hai fatta, l'hai tenuta in piedi fino all'ultimo, mammina.
E c'era un bel caldino dentro.
C'erano le tue canzoncine.
C'era il richiamo.

https://www.facebook.com/video/video.php?v=388022364548

Venite quiiiii. Venite quiiiii...
Io vi voglio benisssimissimsisisssssimissssssssssssimo.
Anche se ormai i denti che ti erano caduti erano due (che fastidio...).
Anche se eri su una sedia a rotelle.
E ci stringevi la mano, per poi stancarti subito.



E poi è arrivato il 9 febbraio.
Là nella tua stanzina eri tutta fredda. Ghiacciata ghiacciata. Ma mi sembravi uguale a prima.
Come eri serena. Compita.
Non mi sono spaventata nel non vederti muovere più niente.
No!
Non mi parlavi più da tempo... E allo stesso modo te ne stavi zitta. Come prima.



Mammina mia. Ora però sta succedendo qualcosa.
I giorni passano e nella mia testa continuano a entrare pensieri, ricordi. Pensieri e ricordi.
E diventi grande dentro di me.
Quanto sei importante... Il mio appoggio. La mia isola felice. Lo eri e lo sei stata per molto tempo.
Poi gli anni ti hanno piano piano portata via da me.
Ma perché? E' la vita? Qualcosa non mi quadra.

E il tuo funerale?
Che giornata strana... Bellissima... Surreale...
Tu eri ormai al cimitero.
E noi a scaldare la tua casa.
Ma sapessi che gioia rivedere tutti.
Gli amici di sempre. A ridere e scherzare...
Quelli che ti vogliono bene.
Persone che hanno vissuto la mia infanzia, il mio crescere.
E tu mammina?
Erano tutti lì per te. Per noi.
Per l'ultima volta?

Quelle voci antiche... Gioia per le mie orecchie tristi.
Quelle telefonate. Di quelli che avevano qualcosa da dirmi.

Che ai tempi avevano tenuto aperta "la casa".
Che avevano parlato anche con te, mammina.

Che sono la mia storia.
La nostra storia.

Ora però qualcosa si delinea nella mia testa.
Un pensiero.... Una sensazione. Mi sembra di comprendere, di sciogliere un mistero lungo 30 e passa anni.
E' sempre più forte. Entra dentro di me con prepotenza e gran rumore.
Beng, sbedebeng!!
Mamma, tutti questi ricordi improvvisi mi dicono, mi urlano che dopo di te, dopo che mi sono sposata e sono uscita di casa, l'Anna Scolari non c'è più stata.
Uscita da quella casa, dalla nostra bella dolce casina, mamma... Io ho smesso di respirare. Di essere me stessa.
Ma??????

Io ho smesso di essere la tua bambina e con quello ho perso identità.
Quella Annina dolce, che volevi tu. Che voleva la tua mano. Che era felice se tu eri in casa.
A cui bastavi. E che non aveva più bisogno di altro.

E da allora sino ad ora ("allora-ora") io lo so che cosa ho fatto.
Ho recitato.
Sono entrata in un ruolo. Ho fatto l'attrice.

E' stato difficile, mammina.
Ma mi domando, perché?????
Non ero capace di andare con le me gambe. Forse.

Va bene.
Ne prendo atto.
Non soffro. Ormai mi sono abituata a star senza di te.
Però mi coccolo nel ricordo.
Che più che di fatti, è di sensazioni.
Di quella serenità. Di quello stare bene.
Di sapere di averti vicino, ma soprattutto che averti era un'esplosione di pace.
E vorrei ritrovarmi.
Riprendermi per mano. Con la tua mano.

Ciao mammina.
Guardami da lassù per favore.

Io qui faccio del mio meglio per sopravvivere. Per sopravviverti.
Ehi, ehi, ehi... Non ci sono tragedie.
Prendo solo coscienza di uno stato di fatto.
Irreversibile.

E ancora come un flash, a tamburo mi ritornano quelle voci.
Sono state loro a farmi rientrare in quella mia testa di bambina.
A risvegliarmi tutto questo.

Le vostre voci, amici miei...
Ancora, ancora...
Dai....
Ad honrem:

La vispa Teresa

Un giorno Teresa
Avea tra l'erbetta
Al volo sorpresa
Gentil farfalletta.

E tutta giuliva
Stringendola viva
Gridava a distesa
"L'ho presa, l'ho presa".

"Tu sì mi fai male
Stringendomi l'ale.
Deh, lasciami. Anch'io
Son figlia di Dio".

Confusa e pentita
Teresa arrossì.
Dischiuse le dita
E quella fuggì. (bye, bye).


                                                                    Ciao mamma!