giovedì 14 aprile 2011

Perché camminando trascinava i piedi?

- Vieni da me oggi?
- Lo chiedo alla mamma.
- Dai, che giochiamo a nascondino e quando siamo stufe facciamo un bel bagnetto in piscina.
(Ci si vedeva solo d'estate al mare. Lei era di Roma e per anni siamo sempre andate nello stesso posto in vacanza).

E poi arrivarono scuole, feste di compleanno, cacce al tesoro.
I primi amori.
Lei non era bellissima, ma aveva quel non so che di speciale. Che la rendeva unica. Magra al punto giusto, con le gambe lunghe, un musino furbissimo e una vivacità simpatica e intelligente.
Bellissimi anni spensierati. Non c'era uomo che non si innamorasse di lei.
Un po' maschiaccia, se ne fregava di queste conquiste. La sua attenzione era sul fare, costruire, ridere e giocare. Non le interessava l'applauso.
E poi basta.
Un capitolo si chiuse.
Successe il fattaccio.
Quel maledetto Lucifero le aveva dato un buffetto sulla spalla. Ma chi lo ha mai creato questo malvagio?
Ma Signore mio, perché hai creato il Male?
Con gli occhi spalancati, meravigliata di scoprire che qualcosa la stava colpendo in maniera violenta, la mia amica non potè sottrarsi alle operazioni varie.
Per togliere "quel brutto male".
Lo chiamano così.
La salvarono, ma la mancanza della sua femminilità interna, rappresentata dall'organo procreatore, la cambiò totalmente.
Senza utero e ovaie si sentiva un ammasso di carne, di ossa, di organi inutili.
Smise di sorridere. Ringraziò non so chi per averle lasciato la vita e la affrontò con una nuova filosofia.
Per lei non vi era più così tanta differenza fra uomini e donne.
Gli uni o gli altri... Come rapportarsi a loro?
Ibrida, iniziò a frequentare persone un po' originali.
La sua enorme vivace curiosità la spinse verso il mondo dei creativi.
Di grande successo.
E andò a vivere con un'"amica".
Sarà stata una vera amica o altro?
Io naturalmente non rientravo più nel suo target.
Ero troppo femmina, avevo troppi figli e facevo troppo la donna.
Non ero alternativa al punto giusto.
E così fu per tanti anni.
Se la incontravo, rimanevo male. Lei così bella, ma insignificante. Che rideva ancora, ma con lo sguardo triste.
In tutti questi anni ne ha fatte di cose. Nel mio immaginario potrei azzardarmi a dire che non si fece mancare niente.
Poi qualche mese fa qualcuno mi colpì sulla testa, nel cuore e mi stracciò l'anima.
Lei, ancora lei... Lei che giocava a nascondino con me!
Le cellule si erano impossessate ancora del suo corpo.
Già. E la dilaniarono.
Belve feroci. Qualcuno cercò di eliminarle, asportandole metà del suo corpo.
Rimase come un lumicino.
Un inutile tentativo di felicità.
E mentre diceva - Mi devo riprendere, quest'estate dove andiamo? - ha girato il viso, ha aperto la bocca e sgranato gli occhi irrigidendosi.
Il suo sguardo vivacetriste se ne era andato. Tutto quel che si poteva vedere non era che un corpo. Rigido. E un corpo rigido diventa un oggetto. Spaventa tanto...
Ho impresso nella mia mente un momento emblematico di tanti anni fa, che mi aveva colpita moltissimo.
Già non facevo più parte del suo vivere, ma capitava di ritrovarsi fra amici.
Era una bella serata.
Si stava tutti bene, chi giocava a carte, chi se la raccontava su, chi mangiava e chi beveva.
A un certo punto l'avevo vista passare davanti a me.
Era sempre lei. Spettinata, ma in ordine. Frettolosa, ma per natura. Piena di amici.
Tra me e me ricordo che ho pensato: - Chissà se le vengono in mente i nostri giochi di bimbe, quando mi vede?
Peró...
C'era qualcosa di strano. E non era la prima volta che mi capitava. Lo sentivo tutte le volte che la vedevo.
Ho ripreso a fare le mie cose. E poi ho focalizzato. Ho capito cosa mi aveva colpito di lei.

"Perché camminando trascinava i piedi?"

mercoledì 13 aprile 2011

Vorrei





Vorrei una macchina ibrida, ma anche una Porsche. Gialla. Decappottabile.

Ma anche una jeep. O bellissima o trasandata come quelle militari di una volta.





Ma anche un'ape car se sono in campagna o una piccola macchinetta elettrica se sono in città!
Poi una casa ecologica, costruita con prodotti non inquinanti e che tenga conto dei flussi del terreno. Con il letto con la testa a.. nord? E i pannelli solari.

Vorrei riempirla di mughetti e di gelsomino. Riempirla di mobili antichi e moderni insieme. Mangiare solo cibo non trattato. 


Vorrei un cane, ma un pastore bergamasco! E anche un cagnino del canile. E un gatto. Grasso! Vorrei lasciare tutte le porte e le finestre aperte. E non avere l'incubo di dover spegnere la luce, perché se no si consuma... Vorrei farmi massaggiare i piedi tutti i giorni. Altro che il sesso... Poi vorrei che le mie figlie fossero felici. Tranquille, senza ansie... E scrivere. Ne ho bisogno. Vorrei un uomo che mi protegga dai cattivi e che non mi inganni. Vorrei fare tanti corsi con gente interessante e smettere di uscire a mangiare per bisogno di socializzare. Vorrei fare la nonna. Vorrei stare in città durante la settimana e il week end scappare a Brunate a casa della mamma. La vorrei comprare per me. E tenerla aperta per mia sorella che vive in America e per le mie figlie. Vorrei andare al mare una settimana/dieci giorni all'anno. Anche da sola.
E in montagna d'estate a respirare aria pura. Tornare a Campiglio. Senza una compagnia.
Vorrei che quelli che mi criticano capissero che io non sono cattiva. Che voglio bene a tutti. Che se potessi darei tutto quel che ho. Che non faccio niente di male e cerco sempre di essere corretta.
Invece sono criticata. E non capisco per che motivo...
Però vorrei anche che questi stronzi avessero bisogno di me un giorno... E capissero come è brutto essere rifiutati.
Vorrei avere la serenità e il tempo per occuparmi di chi ha bisogno.
Che so: una volta al mese.
Vorrei avere fame la mattina e invece ho sempre fame la sera.
Vorrei andare una volta all'anno alle Terme. Perchè fa bene.
Vorrei vestirmi semplice, ma elegante.


Vorrei cantare. Col microfono.









Vorrei farcela prima che la mia vita finisca.
Cazzo, perché a un certo punto finisce... Che peccato!
Vorrei, vorrei, vorrei.
Vorrei davvero!

sabato 19 marzo 2011

AVVENTURA CON LA LUNA - Thriller

"Non ho dormito tutta la notte.
Eh, è per la luna".
In tre persone me lo hanno detto.
Chissà perché. Io ho dormito benissimo invece. A parte la digestione. A letto piena di patatine, formaggio, pasta, pane e frittata. (Beh, la frittata era di uova ancora calde di mamma gallina. Ne valeva la pena).
Stanotte c'era la luna pienissima e vicinissima alla terra. Quindi grandissima. (Tutto in "issima"). Non succede da 18 anni.
Me l'ha detto Fede ieri sera.
E ci ho provato a rimirarmela.
Sono in campagna, in mezzo al niente. Meglio di così... Il silenzio totale aiuta la concentrazione.
E allora ho lasciato questo Fede al suo lavoro e sono uscita.
Ecco.......
Davvero era grandissima.
Uno spettacolo.
Me ne son stata lì un bel po'.
E poi son rientrata in casa.
E mi son venute in mente tante cose....
Prima di tutto mi è scattata un'ovazione:
"O dea Luna, quando sei così sembra che Tu faccia fermare tutto. La Tua luce trasforma il territorio a noi tanto noto. Il cielo intorno a Te, la Tua cornice, è di un blu intensissimo. Che sfuma allontanandosi per diventare di nuovo notte, per ritornare quel buio conosciuto".
Ritorno in me!
Mi rendo conto che quel blu descritto prima è l'unico colore. Il resto è in bianco e nero.
Ho voglia di parlare con lei.
Cara Luna, sei fantastica, sei bellissima. Così bianca, così luminosa, così tonda. Con quella somiglianza a una faccetta da furba. Crei intorno a me delle ombre nere come la pece e quel che illumini è in fortissimo contrasto con il buio della notte che ti resiste. Uno stacco netto e pulito. Come se fosse stato disegnato con l'aiuto di un righello.
Non sono mai completamente a mio agio, quando ti vedo. Sono influenzata da quanto mi avevano detto e avevo letto di te da chi interpreta le carte (i maghi). Il simbolo della luna per loro rappresenta l'inganno. Pare che la tua luce sia malvagia, che alteri la realtà. E non solo. Smascheri chi si nasconde, chi pensa di non essere visto in quel buio! In quel mistero che si sa portar dietro soltanto la notte con il suo nero, pieno di vizi, perversioni e trasgressioni. Sei la bugia.
E alla "luce" di questo pensiero ti osservo con sospetto.  E penso che quando sei così luminosa, ci destabilizzi.
Fai della notte un ibrido notte/giorno. Un minestrone insomma.
Gli occhi mi girano alla ricerca di paesaggi. Riconosco lo steccato, che appunto fa un'ombra secca e netta sulla viuzza verso casa.
Lo vedo quel prato lontano. Muto. Lì niente si muove. Probabilmente gli insetti stanno dormendo, come i fili d'erba e i cespugli. Sembra così.
In effetti sei invadente, luna. Con quella tua luce, li denudi a loro insaputa. Li scopri nel loro momento privato. Il privato di quando si pensa che nessuno ti possa vedere, e che quindi ci si lascia andare e se ne si sta storti, coi capelli per aria. Si mantiene il viso bolso. Insomma con niente trucco e parrucco.
Ritorno a osservare. Tutto sembra più ordinato. E improvvisamente sento che divento piccola e inutile confronto al questo connubio immenso di cielo, terra, luce e ombre.
Provo a urlare, a ballare, a cantare. E a suonare, a brigare e a disfare. Niente. Te ne fai un baffo di tutto questo mio non potere. Implacabile, non fai cambiare nulla. Il tuo disegno rimane immutato. L'aria non si muove. Mi fai capire quanto sono impotente.
Uff, ora il paesaggio mi immobilizza.
Il respiro mi si fa più intenso. I miei occhi si sgranano.
E dopo un po' mi accorgo che non c'è niente di vero. Tu Luna Immacolata ci stai truffando. Hanno ragione i "tarocchisti". La tua luce è un'illusione. E poi stai riflettendoci i raggi del tuo amico Sole, oltre a mostrarci quello che non devi. Perché è notte. E la notte è buio. Sei falsa. E sei soltanto un mezzo, come un oggetto: senza vita.
E allora voglio ripararmi da te.
Sento il bisogno di entrare in casa. Al riparo. Oppure di stare con qualcuno. Con una protezione.
Resto comunque beata della tua magia e intontita dall'eccezionalità dell'evento.
Con la consapevolezza di aver vissuto un momento irripetibile o quasi, con ancora negli occhi scenari magnifici, incantati.
Ma mi arrendo.
Anche una civetta mi mette in guardia. "Uh huuuu... Uhnhuuuu. Questo è Il mio regno, uomo atomico. Uomo meccanico. Uomo informatico. Vai a ripararti, tu non sai più nulla della natura. Figuriamoci della natura della notte. Quella ti ammazzerebbe. Torna nel tuo mondo virtuale. Ormai lo sappiamo. Sei diventato così e noi ti rispettiamo. Ma non sfidarci. Ti possiamo aiutare, ma fino a un certo punto. E la morsa del "a te ignoto" ti ingoierebbe".

Resisto ancora e chiudo gli occhi. Che fastidio... Mi è restato nelle palpebre serrate lo stampo luce e buio.
Sorrido, rispettosa e sull'attenti.
Respiro profondamente, come a voler far entrare dentro me una parte di mondo che una volta mi apparteneva. Forse mi distenderò per terra, per godermi ancora un po' il momento e cercare di entrare dentro nella natura.
E poi giro le spalle. Dietro front. Chiudo la porta. Accendo la luce. Mi lavo e entro nel morbido cotone delle lenzuola e nella lana della coperta. Che strano però. Mi viene in mente che forse dovrei andare a dormire nel fienile... ????
Non trovo più il mio cane. Mi alzo e lo chiamo. Fischio. Ehiiiii... i... i.... i. Lo sento abbaiare lontano. Lo intravedo correre da qualche parte. Solo? Con qualcuno?
Lo lascio fuori. Anche perché non ha nessuna intenzione di entrare. Lui ce la fa. Non ha ancora perso l'istinto, quello della legge della natura. E questa è la sua serata preferita. I suoi amici son tutti in giro. Pronti per il giro della morte, come diremmo noi. Non ci sono sigarette, droghe, carte, travestiti, bagasce, assassini. C'è qualcosa di simile, che non saprei descrivere, ma che più ci apparterrebbe.
E allora ritorna uomo nel tuo mondo privilegiato. Nella tua elettricità, nel tuo lenzuolo di cotone e nella tua coperta di lana. Nella tua centrale nucleare. Nei tuoi conservanti, nei tuoi dollari, nei tuoi megabyte. Dal chirurgo estetico, dai tuoi Gheddafi e i suoi missili. Dal tuo stupido berciare contro il nulla. Perchè sei rabbioso ormai, stupido essere. Ritorna dal tuo psicologo, analista, psichiatra... Dal tuo coacher! Questa è la tua storia. Questa è la tua evoluzione. E la tua fine!
Prima di addormentarmi con questo quadretto orrendo ancora nella mente, mi sento toccare sulle spalle. Mi giro assonnata e vedo una fatina. Bellissima. Piena di brillini. Forse è entrata nel mio sognare. Inizia a parlare. Sento racconti di bontà, di altruismo, di gente perbene. Delle fantastiche scoperte mediche e di chi "ha capito".

.......
Eccoci di nuovo. Non esiste mai soltanto una verità.
Ma sì ha ragione. In una vita, in mille e milioni di vite c'è tutto. Il bene e il male, l'amore e la cattiveria. L'ottusità e la saggezza. L'istinto perso e la mia mamma guarita con quella medicina miracolosa. La luce e il buio. Il falso e il vero. E una notte/giorno per merito di una Grande Luna.
E allora ripenso a lei, alla luna che è diventata bellissima, al canto della civetta che ora sento dolcissimo e alla serata trasformata in emozione esaltante.
Poi mi stiro. È già mattina. Che gioia. Son felice di vivermi un'altra magnifica giornata...
Anna Scolari

martedì 8 marzo 2011

CI STANNO RUBANDO GLI UOMINI! (Quelli rimasti...)

Basta con questi cinesi (in questo caso queste cinesine!). Non li (LE) posso più vedere. Non sono razzista, ma sono contro la prepotenza e l'invadenza.

In realtà il disastro lo ha iniziato la calata delle "unne" anni fa. Belle o brutte che fossero, erano e son tutte giovani, magruzze, con gli occhi un po' in su e zoccole! Chiarisco: non sono tutte di facili costumi... Noooooooo. Però hanno quell'arietta da salvamiohtuuomo oppure seiilmiglioressereviventeioabbamaiconosciuto. E sbattono le ciglia. Ma soprattutto abbassano la testa in segno di sottomissione e assumono questo sguardo da "salvami". Un atteggiamento che a detta di tantissimi uomini provoca il risveglio immediato della virilità.
Non solo di chi non è abituato ad avere la fila delle pretendenti. Anche dei super belli. Anche loro ci cascano.
Tziao uitialiuano muaskio. Io amuare te cuome io muai amuato niessiunuo! Miuo kuore muai buattuto cuosì fuortue!
Ma poi ne sono arrivate tante altre. Di tante razze. E tutte a caccia di marito, cavolo!
Dalle cubane, alle magrebine e altre e altre. E adesso pure le cinesi! Le odio! Con 'sti occhi mezzi chiusi, le gambe scheletriche e la vocina di m...  Che fanno pure le gheishe (giapponesi) ...

Si sono fatte largo tra le femmine italiane. Uno spintone di qui, uno spintone di là e si sono mangiate una bella fetta di maschietti.
Infatti se ci si guarda un po' in giro, si può notare che l'Italia pullula di zitelle. Ma quante ne ho conosciute e ne conosco di donne (e belle!!!!) che non hanno nessuno? Non trovano.... E ci credo!
Non ci sono più maschi liberi! Tra quelli liberi poi il 50 o 60% (esagero, lo so...) è gay! Il restante 40 è guasto.

O sono troppo libertini (leggi stron..i) oppure sono incapaci. Oppure ancora sono gli avanzi appunto delle geishe.
Eggià perché le sopra descritte una volta accaparrata la preda, se la mangiano in insalata.
E quel che resta è un poveretto incattivito col mondo. Inavvicinabile. Pieno di grane, avvocati, bambini, finanza in azienda, senza casa perché la loro se l'è presa la moglie. Ma non solo dalla gentil esotica consorte. Anche dalla di lei parentela. Mamme, nonne, padri, sorelle. Certo. Tutti portati in Italia. Altro che gli sbarchi dei Libici. Inoltre questa specie di parentame è costosissmo. Per mancanza di vitamine, cure e igiene son tutti senza denti, con strane malattie. E non certo di bell'aspetto come quella sposata.
Lo dico sempre che l'unica è andare (anche se macabro da dire) fuori dagli ospedali. Fuori dalla camera mortuaria e aspettare che esca il "vedovo". Ma attenzione. Bisogna essere svelte e accalappiarlo subito. Per quello bisogna marcare il territorio ospedaliero e non lasciargli neanche fare passi da soli. È merce rara, quindi preda ambitissima...
In genere sono quei bravi mariti che son stati fedeli e che la moglie se ne è guardata bene dal lasciar andare o trascurare.
Con questi tipi di uomini si dovrà sopportare un po' il lutto, che è anche sano e giusto. Ma niente di più.
Una volta mi raccontarono una barzelletta, che secondo me può esser tutto tranne che quello.
Dice: gli uomini dopo i 40anni (e io abbasserei anche un po' il tiro...) sono come le cabine telefoniche. O sono guasti, o sono occupati... Già già!
Ho un ricordo vivissimo, che nella sua tragicità faceva veramente ridere.
Una festa.
Di single (e già questa la dice tutta....).
Entrata in questa casa (era privata) avevo percepito subito un'aria un po' strana. Sguardi sfuggenti, persone che non stavano ferme. Ricordo di aver cercato di iniziare una chiacchierata di qui e di là, ma senza successo. Ommamma, che succedeva. Poi ricordo che mi ero accorta di quanto stava accadendo.
I divani e le sedie di casa erano occupate da femmine. Ma non erano sedute. Erano appoggiate come in "pole position". Pronte a scaraventarsi sulla preda.
Minigonnate e parrucchierate alla grande. Con profumi e scollature esagerati.
Poi ricordo di aver notato strani esseri entrare dalla porta di casa, fare due passi indietro e attaccarsi di schiena al muro.
Erano tutti maschi. Lo sguardo era terrorizzato e si muovevano rasentando i muri, pronti a filarsela prima di essere agguantati da queste affamate.
Sto esagerando, lo so, ma l'impressione era davvero quella.
Per non parlare di una tipa che... era impressionante. Aveva un seno... Ma io non avevo mai visto una cosa del genere...

ENORME. Ed era sola e tristissima. L'unica avvicinabile però.
Neanche chiesto forse il nome, già mi stava raccontando la sua disgrazia. Ossia? Il marito l'aveva lasciata. Per.... Una dell'Ucraina.
Sai, non è tanto per lui... O per lei. È per i miei figli... Sai, porta la parrucca, ha le unghie finte rosse e lunghissime, le scarpe alte a zeppa...
E sapessi come si veste...
Lui ha perso la testa. E io sai, vedi, mi sono anche rifatta il seno... Ma neanche me lo vede...
Io non so che pensare.
Certo, lei ha 18 anni.........

A casa mandatele!!!!!!

E per tornare al discorso iniziale... Le cinesi.
Altra storiella emblematica.
Due, tre domeniche fa suona il cellulare di mio marito. Mi manda a rispondere.
Una voce di donna idiota che continua a chiedere di lui.
Mi scusi signorina, è un attimo occupato, dico io.
E lei: ma chi parla?

......................... CHI PARLAAAA A MEEEEEEEE??????

Ma guardi io sarei sua moglie... (voce velenosissimaaaaaaaa)

E questa, che probabilmente manco conosceva bene l'italiano, ha ricominciato a cinguettare (pelchè non pallano nolmale lolo. Pallano come idiote) il nome di lui.

Non vi dico la mia faccia...
E non vi dico la sua di faccia (quella di mio marito)!!!!!!!

Da allora il telefono spesso viene spento.

Penso di poter non aggiungere altro.

Una caro saluto da un'italiana DOC (sposata già due volte e lo stesso.... frustrata....!)
Amen.

Anna Scolari

lunedì 28 febbraio 2011

UNA COME NOI - YARA E IL MOSTRO

Una stretta al cuore. Dolorosa. No, no, no, no! Hanno trovato il corpo di Yara Gambirasio. Ma come? Non è possibile. Eppure è lì. Morta. Ognuno di noi in questi mesi la stava cercando. Lavorava di immaginazione e la poteva credere in qualsiasi posto. E la voleva viva. Non distesa lì. Con la sua tutina tanto descritta e il suo apparecchio ai denti. Poteva e doveva essere ovunque, ma non dietro l'angolo in stato di decomposizione avanzata. In una distesa di sterpaglie vicino a casa. Perché tutto questo dolore unanime? Perché forse tanti hanno riconosciuto in lei qualcosa di familiare. A 13 anni è facile che si porti l'apparecchio e che poco importi. Che ci si tenga i capelli legati stretti stretti così che non diano fastidio. Che ci si accorga che il proprio corpo inizia a cambiare, ma che quell'accenno di seno che ti gonfia un po' la maglietta, non fa ancora pensare alla seduzione. E che si abbia un accenno di brufolini, perché gli ormoni stanno cambiando. Che si vada a fare ginnastica e si esca di casa con la tuta. E, mannaggia, che si torni anche a casa da soli. In quante si sono riconosciute e in quanti hanno rivisto un'amica o la sorella. O la vicina di casa o di banco. O la figlia.
Si può pensare che sia questa la causa del perché questo corpo gonfio e decomposto abbia fatto così male a tutti. Perché è una conferma dell'esistenza di quella cattiveria inutile. Fine a se stessa. Quella che si scaglia su un innocente. Su una bimba non provocante, tranquilla senza tacchi a spillo, profumi e maquillage. Senza capelli lunghi e sciolti e la gonnellina seducente, che forse possono rendere sensuali tante bimbe se pur innocenti. Questa era una ragazzetta dolce che se ne andava a casa in tuta, con l'apparecchio ai denti. Che non si vuol dire bruttina, perché non lo era, ma che era in quell'età di passaggio. Dove gli ormoni ti trasformano un po'. Il naso si ingrossa e la pelle si sporca di brufoletti. E poi insomma mammasantissima, foss'anche stata riconosciuta come "femmina", come  avrebbe potuto esserlo di sera, al buio? Che neanche la si poteva notare? Ingoffata in un giaccone, perché faceva freddo..


Lo scheletro di Yara Gambirasio, con ancora attaccato il nastro per tenere i capelli stretti stretti e con quel ciuffetto di erba chiuso ancora nella manina,  purtroppo ci sbatte in faccia la vera cattiveria. Il vero male. Il male che si alimenta da solo. E quello fa paura. Lascia sgomenti. Non permette alla voce di uscire. E ti fa chinar la testa, con un buco nello stomaco. Sì, ti lascia lì immobile a farti domande su domande...


sabato 26 febbraio 2011

L'ANELLO E LA BESTIA



Una mano, un anello. E una parola difficile: la sinestesi, ossia come un'immagine riesca a causare sensazioni e percezioni.


L'altro giorno sarà successo a tanti.
Aprire il giornale e.... richiuderlo subito.


Per poi armarsi di coraggio e riaprirlo. Per affrontare ancora ulteriori schifezze. Come se non ce ne fossero già abbastanza.


Faceva effetto quella mano con quell'anello in prima pagina. Con un leone d'oro con la bocca spalancata.


Là, buttata in pole position su tutti i quotidiani. Sola senza il resto del corpo a cui apparteneva.






Come a dire: sono io la forza, il simbolo. La paura! E intorno a lei notizie terribili. Descrizioni di sangue, di urli, di cattiverie. Di "ruggiti" minacciosi. Si materializzava poi successivamente in un corpo e una voce. Ma sì, era quel Gheddafi col turbante.
Riconoscibile subito. Quello "cattivo". Quel viso severo, irremovibile. Con l'espressione di chi è abituato a voler far paura.

Che brutta giornata.
Che notizie tristi e che sconforto.

In tanti saranno tornati a fissare la mano con l'oro.
Anche perché smuoveva qualcosa dentro.

Accanto alle tragiche immagini e orribili notizie esprimeva malvagità. Una malvagità forte, potente.
Quel leone sembrava trasformare la mano di chi lo portava. Quel ruggito silente, quel risplendere che soltanto l'oro ti può dare, sembrava avere il potere di rendere immortale.

E in quel caso c'erano un anello, un pugno, un uomo. Un dittatore.
La paura.

Cosa direbbe Bilbo Baggins? E Gollum?
"La Trilogia dell'anello" di Tolkien.

Loro sì che la sanno lunga.

Una mano e un anello.
Una semplice immagine che assume significati forti.
Quali sono gli esempi da citare?

Son lontani dalla provocazione di oggi, ma altrettanto reali.

A dito degli sposi... Una promessa.
Nella mano sinistra dedizione all'interiorità.
Nella destra all'azione.
Su ogni dito le attitudini.

Ahhh, quel leone più lo si guardava e più riassumeva in sé le mille notizie.

La rivoluzione. Il tiranno. Il male. Quella cosa che si vorrebbe contrapporre al bene.

Chiudi, apri, leggi e rileggi.

E sempre in primo piano quell'immagine.

Che però sembrava non far tornare i conti. A un certo punto faceva pensare che qualcosa non quadrava.
A furia di trovarsela sbattuta in faccia faceva smuovere qualcosa dentro.

Poi qualcuno ha compreso...
All'improvviso si son visti comparire un'altra immagine. Un'altra mano con un altro diversissimo anello.

Era aperta. Era buona. Rassicurava.

Intorno a lei c'era un omino bianco che benediceva e predicava la pace.
Sempre con una mano e un anello.

Ecco allora due mani, due anelli. E due persone talmente agli antipodi che già nominarle insieme potrebbe essere un sacrilegio!

Ma in ogni caso erano il Bene e il Male.

Ormai c'erano e anche se soltanto poste lì per aria, da sole facevano e fanno battere forte il cuore.

Anna Scolari



mercoledì 23 febbraio 2011

ROSE, ILGRANDE MAESTRO

“Ci vediamo fra 3 giorni. Giovedì alle 3 pm davanti a Gerry’s. A Hollistar, California”.
E Mino Spadacini quel giorno a quell’ora precisa era lì.

Aereo prenotato al volo: Milano - San Francisco.
Noleggio della macchina.
Il passaporto, alcuni biglietti da 50mila lire, lo spazzolino da denti e una piccola borsetta da viaggio.
Mezza vuota, ma piena di felicità, aspettative, curiosità.
Bacio alla mamma (“Ma dove vai??? - Ma in California, mamma… Dove se no?”).
Un abbraccio al papà (“Aspett…….” Troppo tardi. Era già uscito.)
E pronti via.

Siamo nel 1964 e lui aveva appena 20 anni.

L’incontro era fra lui e George Rose, uno dei più esperti "uomini di cavalli" (vaqueros) di Monta alla Californiana.
Mino aveva scoperto per caso lo stile californiano su una rivista. Aveva comprato un libro e l’autore gli aveva parlato di lui
E subito lo aveva chiamato.
Ci si può immaginare la scena.
Da una parte questo uomo importante, navigato; il vero cow boy abbronzato e impolverato e dall’altra l’impavido giovanissimo milanese dagli occhi spalancati, pieni di entusiasmo, ingenuità e aspettative.
Che lo guardava come se fosse il Padreterno.
Sicuramente Rose avrà sorriso teneramente nel vederlo e avrà anche subito colto la sua genuinità. E quella sua ansia di imparare, di voler diventare come lui.
E gli piacque subito.
“E perché no”, si disse.
E con sua moglie Janis lo “adottò”.
Fu esattamente così e per ben 5 anni.

“Ehi abbiamo la stessa cintura”.
Glielo disse saltellando, con un mezzo sorrisetto di complicità e con il suo inglese scolastico.
Rose lo fissò in silenzio, si voltò, lo fece salire sul suo pick up macigno e mise in moto.
“Andiamo giovanotto. E buttalo via quel tuo ferrovecchio. Qui le cinture sono in argento oro e zaffiri. Non di ferro come la tua”.
Ops….
E da allora Mino Spadacini imparò la legge dei rancheros.
Si adattò velocemente. Imparò a obbedire e a vivere come loro.
A cavallo dalla mattina alle 4 fino a sera.
Bestiame, lazi.
Cancelli da aprire e da chiudere.
Cena alle 6.
Stanco morto.
Una cena a base di Burbon e top sirloin steack (“la cuteletta”).
In quegli anni visse in tutto e per tutto come loro.
Entrò totalmente a far parte del mondo Californiano.
Lo studiò, lo praticò, ma soprattutto ci entrò con il cuore.
Fino ad oggi.


40 anni abbondanti sono passati.
Siamo in Italia, dove lui vive.
E siamo lontanissimi da quel mondo oltreoceano.
Ma una parte di Mino è rimasta là
E ci rimarrà per sempre.
E quel piccolo grande pezzo di terra italiana che oggi gli appartiene, ripropone esattamente il suo vissuto americano.
Lì lui non smette mai di studiare nei minimi particolari la vecchia tecnica e allena i suoi cavalli tutti i giorni.
Con Rose nel cuore.
Quel Rose che non c’è più e che lui però vede ancora cavalcare da solo nelle praterie, tutt’uno col suo cavallo e il suo cane Lobo. L’immagine ormai è sfuocata, ma lui lo vede Rose che sorride. E sorriderà per sempre perchè è nel suo mondo, col suo cappello e i suoi speroni, la sua polvere, le sue rughe.
Nella sua eternità. Per sempre.